18 maggio 2020 -noi e A.Langer
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18 maggio 2020 -noi e A.Langer

18 maggio 2020 -noi e A.Langer

Quali momenti andremo a vivere? Cercheremo luoghi vicini, conosciuti, dicono in tanti, luoghi dove stare per i fatti propri, ripiegati su di sé, senza alcun contatto, una forma di cocooning, chiusi nel proprio bozzolo. Altri pensano che ci sarà un forte rifiuto del gigantismo delle città, e una predilezione per la prossimità micro-urbana. Come andrà noi non lo sappiamo, né pretendiamo di saperlo.

Henry David Thoreau in “Io cammino sa solo” si chiedeva se abbiamo ”davvero bisogno di andare così lontano per scoprire cose nuove”. Qualcuno oggi replica che non si può risolvere tutto con il turismo di prossimità. Noi da sempre ci sentiamo più vicini a Thoreau. Saranno i nostri spazi, la nostra aria, i nostri orizzonti, sempre diversi eppur sempre uguali in bellezza.

In tempi non sospetti, di certo non solo ora, il “viaggiatore leggero” Alexander Langer è stato un nostro riferimento, un punto da cui partire. Un costruttore di ponti come Langer ricordava che il motto olimpico “citius altius fortius” (più veloci più alti più forti) era diventato un dogma universale per una civiltà legata solo all’espansione illimitata. La pandemia ci riporta con violenza a confrontarci con questo passaggio, da un contegno civile del “di più” ad uno del “può bastare” o “forse è già troppo”.

“Lentius, profundius, suavius”, ovvero più lentamente, con più profondità, con più dolcezza. Decisamente.